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rubrica di pennelibere a cura di Giovanni Di Iacovo

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ANDROGINIA, GLAMOUR ED ELETTRODOMESTICI: TUTTI I SEGRETI DI EVA ROBIN’S.
di Giovanni Di Iacovo.

ANDROGINIA, GLAMOUR ED ELETTRODOMESTICI: TUTTI I SEGRETI DI EVA ROBIN’S.
di Giovanni Di Iacovo

La figura dell'androgino entra nella cultura europea con la descrizione che ne fa Platone nel Simposio: “non figlio del Sole come gli uomini, non figlio della Terra come le donne, ma figlio della Luna, che della natura di entrambi partecipa”.  
La figura dell’androgino esce, invece, dalla cultura europea con le descrizioni che ne fanno questi altri tre filosofi: l’europarlamentare Buttiglione che li definisce “Peccatori”, l’ex-Ministro Tremaglia che li chiama “Culattoni” e, infine, il capogruppo regionale DS, Donato Di Matteo, con un bel “Finocchi”.
I popoli dell'antichità distinguevano tra i concetti di  "ermafrodito concreto" e di "androgino rituale". Un neonato che presentasse segni di ermafroditismo era considerato dalla famiglia un segno della collera degli dei, ed immediatamente eliminato. Tale moderna riforma della nursery è attualmente al vaglio della commissione Sanità di Ratzinger. A quei tempi, però, l’unica speranza di scampo del nascituro, era proprio quella di essere accolto nell'ordine del sacro, come vivente rappresentazione della coincidenza degli opposti e figura che riuniva in sé la potenza magica e religiosa di entrambi i sessi, di cui acquisiva i poteri attraverso pratiche rituali. La principale di queste pratiche era esattamente  il travestimento  (non era necessario quindi che ci fosse un ermafroditismo concreto e genitale).
Ancora oggi, in India, gli ermafroditi, sebbene siano dei fuori casta, non vengono presi a sassate dai naziskin, ma hanno una propria importante collocazione sociale, la loro benedizione è ben pagata e considerata eccezionalmente efficace in ogni cerimonia: può cacciare gli spiriti malvagi, rendere fertile una donna, dare un buon augurio ai novelli sposi. Del resto nella metafisica induista la polarità maschile rappresentata da Śiva, e quella femminile rappresentata da Shakti hanno bisogno, per fondersi, di Ardhanarishvara, l'androgino. In molte altre culture occidentali come in quella alchemica, l'androgino è  l'archetipo della coincidentia oppositorum. Coincidenza e superamento.
Per questo consiglierei ai tre citati filosofi nostrani di studiarla un po’ di storia, magari anche su un veloce Bignami, a bordo del pullman per il Family Day.

Pogando come indemoniati al ritmo di Padre Nike.
Al di là di qualche turpe conservatore, la cultura moderna, specie  negli ultimi venti anni, marcia nella direzione dello sfumare l'identità di genere e le mille possibili preferenze sessuali. Per il movimento globale LGBT (Lesbian Gay Bisex Transgender) la totalità e l'unicità di una persona devono nascere dal coagulo alchemico di tutte le infinite sfumature di possibilità che ognuna di queste variabili, incrociandosi insieme, determina. Per Heléna Veléna, teorica del Cybercore e del Bdsm e leader del suddetto movimento LGBT che più volte ci ha fatto visita a Pescara, “ il pensiero anarcolibertario che sta alla base del sentire transgender esprime come l'unicità di ogni individuo  non sia più ascrivibile ad un gruppo sessuale omogeneo binario ben definito ma che è la sintesi di ogni possibilità”.

In poche parole: trombate un po’ come diavolo vi pare.

E mi sembra anche giusto.
Niente di questo fiume di sigle, acronimi, categorie, definizioni, è ancora riuscito a etichettare la splendida Eva Robin’s che abbiamo conosciuto qualche domenica fa allo Spazio Alici.

Ma ora parliamo di Lei.

Parliamo al femminile anche se all'anagrafe Eva è Roberto Coatti. Eva viene dal fumetto Diabolik: gli amici le dicevano che somigliava a Eva Kant. Robin's deriva da una festa in Sardegna a casa dell’Aga Khan (mica pizza e fichi). C’erano anche Lory Del Santo e la contessa Francesca Vacca Augusta. Mancava solo Umberto Smaila. Un’amica non sapeva come presentare Eva e allora, visto che stava leggendo un libro di Herold Robbin's, la presentò come Eva Robin's, con una b sola.

Se pensate che a me, invece, il soprannome di Vescovo me l’ha dato un amico ubriaco mentre si sfracchiava lattine di birra in testa dopo aver leccato per ore la saracinesca del No Code, capirete quando io mi debba sentire piccolo dinanzi a Lei.

Eva, che non di definisce Transgender ma Trans Glam, profondamente intrisa della caleidoscopica cultura degli anni ’80, si presenta nuovamente sulle scene con un monologo che sembra scritto appositamente per lei dal disegnatore e drammaturgo franco-argentino Copi ucciso dall’ Aids nel 1987.  A riportarla sul palco è Andrea Adriatico, il regista che la lanciò a teatro dodici anni fa al Festival di Sant'Arcangelo con "La voce umana" di Jean Cocteau.
In “Frigo” portato in scena a Pescara, in uno sfondo pop iperrealistico va in onda la bruciante e sgangherata parodia delle abitudini di una signora borghese nel giorno del suo compleanno. Il personaggio in questione - pronto a diventare uomo per la sua psicanalista - si fa felicemente violentare dall'autista, viene ucciso dalla cameriera, risorge con la massima indifferenza e arriva fino ad intrattenere equivoci legami con un grosso topolone. Una girandola condita con un po’ d’amarezza e malinconia tutta contemporanea.

Veloci trasformismi e moltiplicazioni di identità gender-bender in cui Eva il cui personaggio principale è una ex-indossatrice alle prese con i misteri del suo frigo, vestirà via via i panni di una psicanalista psicotica, di una madre crudele e molto Mistress, di una serva irriverente, di un editore megalomane, fino al mio preferito: una sexy cagnolina che scodinzola nella stilizzata sala da pranzo. Va detto che ad ogni cambio d’abito Eva mette in mostra con esplicita malizia un corpo pressocchè perfetto, al cui confronto Vladimir Luxuria sembra davvero la Signora Coriandoli.

Oh, ma eccola che arriva, approfittiamo per farle qualche domanda alla Marzullo:

Ciao Eva, dopo che ho annoitao i lettori di ML su questioni di transessualimo e androginia, tu come reputi il ruolo del maschio-maschio nella società moderna?

<<Il ‘maschio’ in senso stretto va bene nel letto, mentre l’uomo dovrebbe esserci nella società>>.

E cosa pensi delle donne di oggi?

<<Le donne di oggi sono strutturate come dei guerrieri, a differenza di alcuni uomini impavidi, e  programmate per combattere un maschio pieno di pregiudizi>>.

Eva, sei molto bella ma sei anche, per certi versi, un “mostro”, un’anomalia. Come convivi con il tuo essere mostro?

<<Il mostro è la parte più divertente di me con cui giocare, spaventare me stessa e anche gli altri. È un amico con cui flirto, preferendolo alla mia parte vantisosa e superficiale>>.

Prima pensavo al tuo famoso spogliarello a casa di Paolo Villaggio, davanti a Marta Marzotto, Florinda Bolkan, Bulgari, Krizia, poi al tuo incontro con Andy Warhol… ho letto che in una festa ti eri persa un sopracciglio amoreggiando e lui te lo ha ridisegnato… come ricordi l’ambiente mitico dei salotti degli anni 80?

<<Con grande disagio perché non era il clima che amavo, io stessa non ero temprata… In seguito mi sono fatta le ossa su questa borghesia artistica: mi è servito molto>>.

Scusa, ho al cellulare Gigi Marzullo che mi suggeriche questa domanda: Chi e in che modo seduci?

<<Innanzitutto me stessa, senza questa autocoscienza non si riesce a sedurre nemmeno un pettirosso>>

Come giudichi l’attuale mondo transgender? Che rapporti hai con l’onorevole Luxuria?

<<Ho una grande stima per Vladimir, una persona assolutamente solida che si espone a rischi, e che ci porterà a fare un passo in avanti… Anche se alcune esponenti del nostro genere ce ne fanno fare dieci indietro, delle volte>>.

Quale episodio o presa di coscienza ha reso possibile che tu, a soli tredici anni, decidessi con tanta chiarezza di voler trasformare  Roberto in Eva?

<<La determinazione di un alchimista, come se fossi stata un chimico>>.

Cosa chiami “casa”, oggi?

<<Un rifugio dove riesco a ricaricarmi. A leggere, a fare yoga ad amare i mie gatti e gli altri animali>>.

Ci dici qualcosa del tuo rapporto con il teatro?

<<In questo periodo lo trovo assolutamente tearapeutico, mi evita di passare molto tempo con la cipria e lo specchietto in mano>>.

I 3 brani musicali e i 3 film cui sei maggiormente legata?

<<Il viaggio di Felicia, di Egoyan; Happiness, di Solondz; Dogville, di Lars von Trier. Per la musica tutte le vecchie canzoni di Ornella Vanoni>>.

Ultima domanda. Che idea di sei fatta di Pescara, durante la tua graditissima permanenza da noi?

<<Un pubblico assolutamente frizzante… Anche lo spazio mi ha rallegrata perché sono molto legata alla dimensione ‘off’>>.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




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