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inscena sorvoli in teatro
rubrica di pennelibere a cura di Maryangy
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"Marionette, che passione!" di Maryangy. Chissà in quanti sono affascinati dalle marionette! Burattini che prendono vita per mezzo del puparo, colui il quale dirige i loro gesti e atteggiamenti. “Marionette, che passione!”.. capite bene, non nel senso dello spettacolo di burattini, intendo il titolo di un ‘opera teatrale del 1918 di un autore forse non molto conosciuto (P. Maria Rosso di San Secondo) che si rifà al filone drammatico-grottesco e senza ombra di dubbio risulta una delle opere più emblematiche e sorprendentemente attuali. Gli uomini sono un’unità di carne ed ossa , e di anima e interiorità ; quando quest’ultime vengono annullate essi si “sorreggono” solo con il loro involucro esterno, una corazza che li rende inermi e apatici. A questo punto che fine fanno le loro vite? Le loro vite esistono esclusivamente in rapporto a ciò che li “muove”, come le marionette vengono manovrate dal puparo, così gli uomini sono mossi dalle Passioni (in senso mentale e fisico); esse rappresentano la loro maniera di esserci, volente o nolente sono l’unico modo per dire al mondo << Siamo al mondo>>. Quello che non sanno è di essere schiavi di ciò che costituisce la loro pseudo salvezza. Nell’opera i tre personaggi senza identità e accomunati dalla solitudine s’incontrano per caso, ma impossibilitati a comunicare; s’incontrano di nuovo e si cercano ma si perdono come fossero mossi da un non so che, proprio per questo alla fine si rivelano delle marionette in preda alle loro passioni: il contesto storico del dopoguerra contraddistinto da esiti nefasti sulla società, innesca nell’uomo ormai alienato, un turbinio di sindromi indomabili. Non mi preme sottolineare come la difficoltà delle relazioni, l’ indifferenza che trapela in ogni gesto, in una parola la disumanizzazione sia soprattutto oggi, dove l’ individualismo la fa da padrona una macchia indelebile (è un dato scontato), ma un paradosso: sebbene l’ uomo sembra preso totalmente dal suo io, in realtà non è in grado di assolvere alle proprie esigenze di persona, per quanto possa essere perseverante sarà comunque condizionato da qualcosa o qualcuno. L’ uomo è un animale ingabbiato che vuole uscire però non ne ha le forze, impotente di fronte alla sua miseria. La storia e l’ esperienza ci insegnano che difficilmente tra l’ uomo e la società può regnare la pace, l’ uomo entra in conflitto con la società in quanto lo è prima di tutto con se stesso. Inutile dirlo, l’ uomo possiede la caratteristica dell’ intelligenza ma ahimè.. è un essere limitato e quindi fallibile, è questo che non riusciamo o vogliamo comprendere, la nostra mente non contempla questo tipo di realtà. Spesso egli si rivela un essere disadattato, incapace di pilotare se stesso, semmai di farsi pilotare… …Bizzarre le marionette, vero? |
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