inscena
sorvoli in teatro
rubrica di pennelibere a cura di Maryangy

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"Cosė č (se vi pare)"
di Maryangy.

---<< Ha relegato la moglie lassù!”>>

---<< E la suocera qua, accanto a noi!>>

                              [..]

---<< Grazie! E la costringe ad abitar divisa dalla figlia?>>

---<< Chi ve l’ha detto? O non può esser lei, invece, la madre, per aver maggior libertà?>>

                                                     [..]

---<< Ma scusa, si capisce che una figliola, sposando, lasci la casa della madre e vada a convivere col marito; anche in un’altra città. Ma che una povera madre, non sapendo resistere a viver lontana dalla figliuola, la segua, e nella città dove anche lei è forestiera sia costretta a viverne divisa, via, ammetterai che questo no, non si capisce facilmente!>>

                                                      […]

---<< Viene qua ogni sera, lui, a tener compagnia alla suocera>>

                                                [..]

---<< Sospettate forse che facciano all’amore, suocera e genero?>>

---<< No, che dici! Una povera vecchietta!>>.

 

E’ sempre la stessa storia. Sembrano gli innocui pettegolezzi delle comare, di quelle donne (e oggi si aggiungono anche gli uomini!) che nella vita hanno come fine immediato e assoluto il conoscere costi quel che costi le vicende altrui <<senza badare al fantasma che portano in sé..>>.
La questione però non si risolve nel semplice pettegolezzo. Come Pirandello non credo in un una realtà oggettiva, valida per tutti, in quanto esistono più interpretazioni e convinzioni da cui scaturiscono le distorsioni del reale. I personaggi pirandelliani si arrovellano a ragionare sugli altri, un po’ per spezzare la catena fastidiosa della solitudine (a cui l’uomo borghese a suo tempo era assuefatto), un po’ perché inconsciamente non possono giustificare l’orco, il drago o il serpente che alberga dentro di loro, allora mettono avanti le presunte azioni ambigue della gente, onde celare le proprie. E’ questo grosso modo ciò che accade in “Così è (se vi pare)”, un’opera che mette a nudo il delirio umano, dove già il titolo è tutto un programma.
Le battute sopra riportate riguardano un discorso tenuto fra il Consigliere Agazzi e i suoi familiari in merito al loro nuovo impiegato venuto da fuori e la suocera: in città si mormora che insieme ai due sia giunta anche la moglie del nuovo arrivato, ma nessuna l’ha mai vista. E così arrivano a pensare alle più stravaganti supposizioni, tutti vogliono trovare la verità cercando ognuno di far valere le proprie ipotesi.
Tutto ruota intorno al quesito: “Perché la moglie non si vede mai in giro,e soprattutto qual è la sua identità?”. Tutti vogliono scoprire l’arcano, nessuno riesce a venirne a capo.
Si susseguono vari interrogatori sottoposti all’impiegato e alla suocera dove entrambi affermano cose diverse (si accusano vicendevolmente di essere pazzi). Ciò accresce ancora l’esuberanza di chi vuol capire come stanno veramente le cose, ormai è più forte di loro, all’infuori di Laudisi (una specie di portavoce dell’autore) che invece rivendica l’affidamento ai “dati di fatto”, non ha senso farsi delle congetture dal momento che è impossibile conoscere gli altri.
Alla fine la moglie dell’impiegato viene condotta in casa Agazzi perché l’unica in grado di svelare il mistero ma quello che “rivela” inaspettatamente è : << Io sono colei che mi si crede>>.

 

NESSUNO CI VEDE COME CI VEDIAMO NOI, OGNUNO VEDE IN NOI QUALCUNO, E QUEL QUALCUNO NON CORRISPONDERA’ MAI ALL’IDEA CHE SI FARA’ DI NOI UN’ALTRA PERSONA.

Che dire... sono perfettamente d’accordo con Pirandello.

Purtroppo.


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