poesia&musica
La poesia e la musica: quando i testi incantano aiutati dalla musica.
rubrica di pennelibere a cura di mari

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La ballata dell'amore cieco
di mari.

 La ballata dell'amore cieco

Un uomo onesto, un uomo probo,
tralalalalla tralallaleru
s'innamorò perdutamente
d'una che non lo amava niente.

Gli disse portami domani,
tralalalalla tralallaleru
gli disse portami domani
il cuore di tua madre per i miei cani.

Lui dalla madre andò e l'uccise,
tralalalalla tralallaleru
dal petto il cuore le strappò
e dal suo amore ritornò.

Non era il cuore, non era il cuore,
tralalalalla tralallaleru
non le bastava quell'orrore,
voleva un'altra prova del suo cieco amore.

Gli disse amor se mi vuoi bene,
tralalalalla tralallaleru
gli disse amor se mi vuoi bene,
tagliati dei polsi le quattro vene.

Le vene ai polsi lui si tagliò,
tralalalalla tralallaleru
e come il sangue ne sgorgò,
correndo come un pazzo da lei tornò.

Gli disse lei ridendo forte,
tralalalalla tralallaleru
gli disse lei ridendo forte,
l'ultima tua prova sarà la morte.

E mentre il sangue lento usciva,
e ormai cambiava il suo colore,
la vanità fredda gioiva,
un uomo s'era ucciso per il suo amore.

Fuori soffiava dolce il vento
tralalalalla tralallaleru
ma lei fu presa da sgomento,
quando lo vide morir contento.
Morir contento e innamorato,
quando a lei niente era restato,
non il suo amore, non il suo bene,
ma solo il sangue secco delle sue vene.

"Fabrizio De Andrè"


 

 

Mi rendo conto che sto per trattare uno degli artisti più importanti ed impegnativi del panorama musicale, e perchè no, letterario italiano, ma non potevo non dedicare uno spazio, seppur ristretto a Fabrizio De Andrè. Non occorrono presentazioni per questo personaggio, credo che tutti conoscano almeno un minimo della sua vita, della sua esperienza e del suo spessore culturale, umano, musicale. Un artista completo, poeta e interprete dei suoi tetsi, un musicista di prim'ordine, a mio avviso, un'icona che rimane sempre attuale, che evolve con l'evolversi del mondo, che cambia con il mutare delle generazioni, e che accompagna momenti più o meno importanti di ognuno di noi. 

 Il testo ci appare come una vera e propria poesia, una ballata, di strofe con un ritornello che si ripete sempre al secondo verso (tralalalla tralallalleru). Ci sono molte rime che rendono il pezzo ancor più musicale e che si concordano perfettamente con il ritmo della musica. L'ultima strofa funge da epilogo, una sorta di "morale", quasi come nelle favole.

 

E' un'allegra, quanto macabra e romantica ballata, dal ritmo incalzante e dalle parole schiette, crudeli e dolci. Una storia d'amore a finale...da interpretare. "Un'uomo onesto" che si innamora di "una che non l'amava niente", sottoposto a prove d'amore dure e spietate da parte dell'amata che non comprende,che non sa cosa vuol dire amare. Il tema è semplice, ma De Andrè apre mille finestra sulla sua interpretazione. Ci sono due figure, l'amante e l'amata. L'amante disposto a tutto, accecato da questo amore, che non gli fa vedere quanto sia crudele la sua amata nel mettere alla prova i suoi sentimenti, fino a quella estrema del sacrificio della propria vita. Un'amore cieco che dà il titolo alla canzone, un amore forse esagerato, forse autentico e perchè no, un amore esemplare. E lei, l'amata, la figura femminile che priva di ogni sentimento, si prende gioco di colui che darà la vita per amor suo. Una figura quasi maledetta, potremmo dire quasi una "strega", impartisce ordini, richiede sacrifici letteralmente disumani: prima il cuore della madre dell'uomo, da dare in pasto ai suoi cani, poi la morte dell'uomo per misurare l'intensità del suo amore. Una figura priva di ogni sentimento e manipolatrice, incapace di amare e di comprendere l'amore altrui. Ma davanti alla morte un sentimento viene a galla: lo sgomento. Lo sgomento di non aver compreso quell'uomo che morto per il suo amore, è morto felice senza aver rimpianto di essersi procurato la morte per lei, riscattato da quella felicità senza condizioni e senza limiti che solo un amore che non è cieco può regalare. Eccezionale l'immagine della donna che rimane senza amore, senza bene, ma solo con il sangue secco delle vene dell'uomo che l'amava, un sangue ormai inutile, non vitale, un sentimento che lei non potrà mai conoscere nè ricambiare. 

 

 




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