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poesia&musica La poesia e la musica: quando i testi incantano aiutati dalla musica.
rubrica di pennelibere a cura di mari
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Sei Ottavi di mari. Sei ottavi Questo mese vorrei occuparmi di Rino Gaetano, un’artista che ho sempre apprezzato molto e che mi ha sempre trasmesso qualcosa di bello. Forse è stato sottovalutato per molto tempo, e solo ora è tornato sulla scena grazie alla pubblicazione di alcuni suoi testi inediti in album di vari artisti (Paolo Rossi, Marco Morandi). Rino è forse il maggiore cantautore italiano degli anni ’70, sia per le tematiche affrontate sia, soprattutto, per il modo originalissimo di comporre e di proporsi. I testi, che si accostano spesso alla corrente della poesia “nonsense”, racchiudono significati profondi e messaggi sociali molto forti; denunciano spesso la situazione dell’Italia contemporanea e lo fanno con enorme allegria e profonda ironia. Ciò che rende interessante ed unico questo artista è la sua spontaneità, il suo non schierarsi in un’epoca in cui chi non si schierava non era visto di buon occhio. Non dimentichiamo infatti, che gli anni cui Rino entrò a far parte dell’olimpo della musica italiana, erano anni duri, dominati da un clima di tensione molto rilevante e da un’ondata di violenza, contestazione e rivoluzione che rese partecipi soprattutto i giovani. Rino non si schierò mai, non espresse mai un suo credo politico e non rivelò mai la sua posizione nei confronti di ciò che accadeva in Italia. Ma i suoi testi parlano più di ogni parola. Esprimono perfettamente ciò che non è stato detto altrimenti. E anche le sue apparizioni in tv, le sue esibizioni non fanno altro che rispecchiare del tutto la natura dei suoi pezzi e della sua personalità. Mentre la notte scendeva stellata stellatalei affusolata nel buio sognava incantata E chi mi prende la mano stanotte mio Dio? Forse un ragazzo, il mio uomo o forse io… Lontana la quiete e montagne imbiancate di neve e il vento che soffia che fischia più forte più greve E chi mi sfiora le labbra chi mi consola? Forse un bambino gia grande o io da sola… Passava la notte passavano in fretta le ore la camera fredda gia si scaldava d'amore Chi troverà i miei seni avrà in premio il mio cuore, chi incontrerà i miei seni avrà tutto il mio amore… La luce discreta spiava e le ombre inventava mentre sul mare una luna dipinta danzava Chi coglierà il mio fiore bagnato di brina? Un principe azzurro o forse io adulta io bambina… Mentre la notte scendeva stellata stellata Lei affusolata nel buio dormiva incantata Chi mi dirà buonanotte stanotte mio Dio? La notte, le stelle, la luna o forse io… “Sei ottavi” è un brano di “Aida” album del 1977, che Rino Gaetano canta a due voci con Marina Arcangeli, donna dalle misteriose origini. Strutturalmente il brano è composto da cinque strofe cantate dalla voce maschile che fungono da introduzione alle cinque strofe cantate dalla voce femminile che invece sono una sorta di dialogo amoroso, formato da domanda e risposta. Ma l’aspetto più interessante del pezzo è sicuramente un altro. “Sei ottavi” affronta il tema della sessualità, dell’autoerotismo, della figura della donna che in un certo senso cerca di ricavarsi sempre più spazio all’interno del mondo. Non dimentichiamo che affrontare temi del genere negli anni Settanta non era da tutti e Rino lo fa in maniera splendida, proponendoli con un testo poetico eccellente e con una musica dolce, romantica e sensuale allo stesso tempo. La posizione di distacco presa dall’autore nei confronti della donna ne rileva l’oggettività e la pone al centro dell’azione, mentre le parole pronunciate dalla voce femminile riportano la luce sopra la figura della ragazza che si interroga sul suo avvenire sessuale, sull’esistenza dell’uomo che la farà diventare una donna. Il testo potrebbe quasi essere definito un sonetto per la profondità poetica e per la disposizione dei versi. Sicuramente non si tratta di un brano volgare o erotico, ma di una presa di coscienza dell’esistenza della sessualità femminile, della donna come essere quasi celeste, collocato in un particolare periodo storico. La canzone ci fa quasi tornare in mente Petrarca e la sua Laura, adorata quasi come una Madonna. Geniale è l’accostamento di sacro e profano, basta guardare la rima con Dio nell’ultima strofa. La parola Io è messa in rima con Dio, e questo potrebbe esprimere la sacralità della donna e della sessualità che essa reclama. Inoltre l’immagine che viene fuori non è assolutamente volgare, ma pura, quasi eterea per certi versi. E infine la natura descritta nelle strofe cantate da Rino. È notte, e vengono descritti i paesaggi notturni, partendo dalla semplice notte stellata, passando per le montagne e finendo al mare. Cosa vuole significare? È certamente un parallelismo con il corpo della donna. Le stelle, le montagne, la luna, la rotondità delle forme, i seni, e la perifrasi o metafora del “fiore bagnato di brina”. Una canzone geniale, ricca di poesia e di realtà.
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